L’idrosadenite suppurativa è una malattia infiammatoria cronica della pelle che colpisce le aree con ghiandole apocrine, in particolare ascelle, inguine, regione perianale e pieghe sotto il seno. È chiamata anche “acne inversa”: condivide con l’acne il meccanismo di base dell’occlusione del follicolo, ma si manifesta nelle pieghe del corpo e ha un decorso più aggressivo.
In trent’anni di pratica ho visto pazienti arrivare in studio dopo anni di diagnosi mancate, convinti di avere “foruncoli sfortunati” o un problema igienico. Non è così: è una malattia vera, riconosciuta a livello internazionale.
In questa pagina rispondo alle domande che mi arrivano più spesso da chi convive con questa patologia. Una premessa: l’idrosadenite suppurativa ha bisogno di un approccio multidisciplinare e di una diagnosi precoce.

Cos’è davvero l’idrosadenite suppurativa
L’idrosadenite suppurativa è un disturbo infiammatorio cronico che origina dal follicolo pilifero e colpisce la cute nelle aree dotate di ghiandole apocrine, ovvero le ghiandole sudoripare di tipo speciale che si trovano sotto le ascelle, nella regione anogenitale, sotto il seno e in alcune pieghe del corpo. La sua firma clinica sono i noduli infiammatori dolorosi e gli ascessi sterili ricorrenti, che con il tempo possono evolvere in tratti sinusali (piccoli canali sotto la pelle che mettono in comunicazione le lesioni) e cicatrici ipertrofiche.
La chiave per capire questa malattia è una parola: cronica. Non è un’infezione che parte e finisce con un ciclo di antibiotico, anche se all’inizio può sembrarlo. È una condizione infiammatoria sistemica che ha la sua espressione visibile sulla pelle, ma riflette un’alterazione più profonda della risposta immunitaria e della biologia del follicolo.
L’idrosadenite suppurativa fa parte della cosiddetta tetrade dell’occlusione follicolare: insieme all’acne conglobata, alla cellulite dissecante del cuoio capelluto e al seno o cisti pilonidale, condivide il meccanismo di base dell’occlusione del follicolo pilifero. Per questo viene anche chiamata acne inversa.
Come capire se ce l’ho io: i segnali a cui non bisogna abituarsi
Il primo segnale è quasi sempre un nodulo doloroso, profondo, in un’area di piega: tipicamente sotto un’ascella o all’inguine. Inizialmente sembra un foruncolo. La differenza è che torna. Non in modo casuale, ma nella stessa sede o in sedi simmetriche. Spesso, dopo qualche settimana, drena un materiale purulento e maleodorante, lascia una piccola cicatrice e tutto sembra concluso. Poi però ricompare. È in questa ripetizione che si nasconde la diagnosi.
I sintomi tipici da riconoscere sono:
Noduli infiammatori e ascessi sterili, dolenti, in sedi caratteristiche: ascelle, inguine, regione perianale, sotto il seno.
Lesioni che drenano materiale purulento, spesso maleodorante.
Tratti sinusali superficiali, ovvero piccoli canali sotto la pelle che mettono in comunicazione le lesioni.
Cicatrici ipertrofiche o retraenti che restano dopo la guarigione.
Capita spesso di vedere pazienti convinti che si tratti di un problema di igiene o di sudorazione. Voglio essere chiara: l’idrosadenite suppurativa non dipende da come ci si lava, dipende da una predisposizione biologica del follicolo. Insistere con saponi aggressivi peggiora le cose: quello che serve è una diagnosi precoce e un percorso strutturato.
Perché mi è venuta: cause, fattori di rischio, trigger
La domanda che ricevo più spesso è “perché proprio a me”. L’idrosadenite suppurativa è una malattia multifattoriale, in cui si combinano una predisposizione genetica, una disregolazione della risposta infiammatoria attorno al follicolo pilifero e alcuni fattori ambientali ben documentati.
I fattori di rischio principali su cui possiamo agire sono tre. Il sovrappeso e l’obesità, perché aumentano frizione, sudorazione e infiammazione sistemica. Il fumo di sigaretta, che è uno dei trigger più chiaramente associati alla gravità della malattia e la cui cessazione è uno dei cardini della gestione. La frizione e l’umidità nelle pieghe, alimentate da indumenti stretti, tessuti sintetici, sudore non assorbito.
L’esordio è quasi sempre alla pubertà o subito dopo. La malattia predilige il sesso femminile e si osserva con maggiore frequenza nelle persone di origine africana. Spesso i pazienti riferiscono familiarità: un genitore o un fratello con la stessa storia di “ascessi ricorrenti” mai inquadrati. Questo riferimento familiare è importante e va sempre raccolto in anamnesi.
È contagiosa? Si trasmette? Le domande quotidiane
L’idrosadenite suppurativa non è contagiosa. In nessun modo. È una malattia infiammatoria cronica del follicolo pilifero, non un’infezione trasmissibile. Il pus che drena può contenere batteri normalmente presenti sulla pelle, ma non è veicolo di contagio per familiari o partner. Poter dire questo apertamente è importante, perché molti pazienti vivono con il timore di essere “pericolosi” per chi sta loro vicino.
Esiste una predisposizione familiare documentata: avere un genitore o un fratello con idrosadenite suppurativa aumenta il rischio. Non si trasmette però come una malattia genetica classica.
Sull’igiene voglio essere ancora più chiara: non c’è alcun nesso con il modo in cui ci si lava. Anzi, l’uso eccessivo di saponi aggressivi può peggiorare le cose.
Cosa mi succederà nel tempo: dalla prima lesione alle complicanze
L’idrosadenite suppurativa ha un decorso progressivo se non viene riconosciuta in tempo. Per descriverlo i dermatologi usano la stadiazione di Hurley, il riferimento clinico internazionale.
I tre stadi di Hurley sono:
Stadio I: uno o più ascessi isolati, senza tratti sinusali né cicatrici stabili.
Stadio II: ascessi ricorrenti ampiamente separati, con formazione di tratti sinusali e cicatrici.
Stadio III: tratti sinusali e ascessi multipli e interconnessi, che coinvolgono un’intera regione anatomica, con cicatrizzazione estesa.
Accanto alla stadiazione di Hurley utilizziamo altri strumenti più granulari quando serve misurare l’andamento nel tempo (Sartorius score, HS-PGA, HiSCR, ognuno con un suo utilizzo specifico).
Le complicanze che vediamo nelle forme più avanzate sono importanti e meritano di essere conosciute, senza dramma ma con onestà. Possono comparire anemia da malattia cronica, amiloidosi secondaria, linfedema (gonfiore degli arti per ostruzione dei vasi linfatici), fistole estese, artropatia (problemi articolari). Nelle cicatrici croniche di lunga durata, in casi rari, può svilupparsi un carcinoma squamocellulare. È esattamente per questo che l’attesa “tanto poi passa” è la strategia peggiore.
Cosa c’è in gioco oltre alla pelle
Trattare l’idrosadenite suppurativa solo come un problema di pelle è un errore che vedo ancora troppo spesso. Le complicanze sistemiche, già citate, ci dicono che siamo di fronte a una malattia che dialoga con altri organi. Anemia da malattia cronica, amiloidosi secondaria, linfedema e artropatia sono possibili nelle forme avanzate. La loro gestione non spetta solo al dermatologo.
A questo si aggiunge un peso meno misurabile ma altrettanto reale: l’impatto sulla qualità della vita. Il dolore cronico, l’odore del drenaggio, la difficoltà a indossare certi indumenti o a fare attività sportiva influenzano il sonno, l’umore, la vita di relazione, la sessualità. Quando un paziente arriva nel mio studio dopo anni di diagnosi mancate, parte della prima visita è sempre dedicata a riconoscere e validare questo vissuto.
Cosa puoi fare nella vita quotidiana
La gestione va costruita con il dermatologo, e nelle forme moderate-severe coinvolge più specialisti. Esistono però abitudini quotidiane che incidono davvero, e su cui torno sempre in visita.
La cessazione del fumo è il fattore modificabile con il maggior impatto sulla gravità della malattia. Non è un consiglio generico.
La riduzione del peso, nei pazienti in sovrappeso o obesi, è una delle misure con effetto più documentato. Un percorso con il nutrizionista, quando serve, fa parte della gestione.
Su frizione e umidità nelle pieghe: indumenti larghi in tessuti traspiranti (cotone, lino, lyocell), evitare i sintetici aderenti. Polveri assorbenti e prodotti specifici per il sudore nelle pieghe possono aiutare a mantenere asciutto il microambiente.
Su saponi e detergenti: su indicazione del dermatologo si possono usare detergenti a base di clorexidina o altri prodotti antisettici delicati. L’uso va calibrato e non sostituisce un percorso completo.
Sulla depilazione: la rasatura tradizionale spesso peggiora il quadro per microtraumi e infiammazione del follicolo. Esistono alternative meno traumatiche, da discutere con il dermatologo. La depilazione laser, scelta in base al fototipo, è una delle opzioni che possono essere valutate insieme.
Sui deodoranti: evitare antitraspiranti aggressivi sulle ascelle in fase attivamente infiammata. Esistono formulazioni delicate compatibili con la pelle delle pieghe.
Sulle incisioni e drenaggi “fai da te”: no. Lo ripeto sempre. Bucare un nodulo a casa sembra una soluzione rapida, ma è seguito da un alto tasso di recidiva nella stessa sede, e accelera la formazione dei tratti sinusali.
Sul riconoscimento precoce delle lesioni nuove: tenere un’attenzione costante sulle sedi tipiche, soprattutto se la malattia è in fase attiva, permette di intervenire prima che un nodulo isolato progredisca fino allo stadio II.
Sugli aspetti psicologici: il vissuto di chi convive con questa malattia è spesso pesante. Quando serve, un supporto psicologico accanto al dermatologo è una scelta sensata.
Cosa succede se ti rivolgi al mio studio
Come coordinatrice del PDTA Idrosadenite ho costruito un percorso strutturato che riconosce un fatto: questa malattia non si gestisce da soli e non si gestisce con un singolo specialista. Il PDTA è il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale, lo strumento con cui un’équipe mette in fila visite, esami e specialisti per garantire che il paziente non si perda nei passaggi.
Nel mio studio la prima visita è sempre dedicata a tre cose: anamnesi accurata (familiarità, età di esordio, fumo, peso, comorbilità), valutazione clinica con stadiazione di Hurley, e fotografia della mappa delle lesioni per il follow-up. Infine imposto una terapia personalizzata ed I futuri controlli .
Il follow-up è altrettanto importante della prima diagnosi. Le visite di controllo sono il momento in cui rivalutiamo l’andamento con score oggettivi e decidiamo se mantenere, intensificare o cambiare approccio. Ai miei pazienti dico sempre che l’idrosadenite suppurativa è una malattia con cui si convive, non una malattia che si combatte una volta e si dimentica: per questo il rapporto con il dermatologo dev’essere continuativo.
FAQ
L’idrosadenite suppurativa è contagiosa?
No, in nessun modo. È una malattia infiammatoria cronica del follicolo pilifero, non un’infezione trasmissibile. Il pus che drena può contenere batteri normalmente presenti sulla pelle, ma non è veicolo di contagio per familiari o partner.
Si trasmette ai figli?
Esiste una predisposizione familiare documentata. Non si trasmette però come una malattia genetica classica. Significa che è utile, in famiglia, conoscere i segnali precoci e parlarne con un dermatologo se compaiono ascessi ricorrenti nelle sedi tipiche, soprattutto in adolescenza.
È colpa dello stress o della scarsa igiene?
No. Né l’uno né l’altro. Lo stress può influire sulla percezione dei sintomi e sulla qualità della vita, ma non causa la malattia. Sull’igiene voglio essere chiara: non c’è alcun nesso con il modo in cui ci si lava. Anzi, l’uso eccessivo di saponi aggressivi può peggiorare le cose.
Posso usare il deodorante? Posso depilarmi?
In linea generale sì, ma con buon senso. Evito di consigliare deodoranti antitraspiranti aggressivi sulle ascelle attivamente infiammate. Sulla depilazione, la rasatura tradizionale spesso peggiora il quadro per microtraumi; esistono alternative meno traumatiche, da scegliere in base al singolo caso.
Guarirò mai del tutto?
È giusto distinguere “remissione” da “guarigione”. L’idrosadenite suppurativa è una malattia cronica, e non possiamo dire di “guarirla” in modo definitivo. Quello che si può fare è portare la maggior parte dei pazienti a una remissione duratura, con periodi anche lunghi senza nuove lesioni.
L’incisione e drenaggio a casa risolve il problema?
No, ed è un punto su cui torno spesso. Drenare il singolo ascesso a casa può sembrare la via più rapida, ma è seguito da un alto tasso di recidiva nella stessa sede e accelera la formazione dei tratti sinusali. Le decisioni sui singoli ascessi vanno prese in studio.
Quando vale la pena prenotare una visita
Se riconosci in questa descrizione i tuoi sintomi, ti incoraggio a non aspettare. Una valutazione dermatologica accurata, fatta con gli strumenti giusti e in un percorso strutturato, può cambiare il modo in cui questa malattia ti accompagnerà negli anni.
Prenota una visita dermatologica nello studio della Prof.ssa Malara per un inquadramento accurato della tua idrosadenite suppurativa.
Una visita dermatologica dedicata a questa condizione
Costruire un piano terapeutico richiede tempo, anamnesi accurata e strumentazione adeguata. Prenota una valutazione clinica.
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