In trent’anni di pratica ho visto tanti pazienti arrivare in studio dopo anni, convinti di avere solo ‘foruncoli sfortunati’. Spesso non era così. Se hai ascessi dolorosi che tornano sempre nelle stesse pieghe del corpo, vale la pena capirne il perché: potrebbe essere l’idrosadenite suppurativa, una malattia della pelle più comune di quanto si pensi e che si gestisce molto meglio se presa in tempo.
Il segnale che fa la differenza: torna, e sempre nelle stesse zone
Il primo campanello è quasi sempre un nodulo doloroso e profondo in un’area di piega: tipicamente sotto un’ascella o all’inguine, ma anche nella regione anogenitale o sotto il seno. All’inizio sembra un foruncolo qualunque. La differenza è che torna. Non a caso, ma nella stessa sede o in sedi simmetriche. Spesso, dopo qualche settimana, drena un materiale purulento e maleodorante, lascia una piccola cicatrice, e sembra tutto finito. Poi però ricompare. È proprio in questa ripetizione che si nasconde la diagnosi.
Perché la diagnosi arriva spesso tardi
Il ritardo nella diagnosi è il problema più grande di questa malattia. Molti pazienti la scambiano per una serie di brufoli sfortunati o, peggio, per un problema di igiene. Voglio essere chiara su questo: non c’è alcun nesso con il modo in cui ci si lava. Anzi, insistere con saponi aggressivi può peggiorare le cose. L’idrosadenite dipende da una predisposizione biologica del follicolo, non dalla pulizia.
Non è un’infezione che si risolve con un antibiotico e via
Un’altra idea da correggere: non è un’infezione che parte e finisce con un ciclo di antibiotico, anche se all’inizio può sembrarlo. È una condizione infiammatoria cronica del follicolo pilifero. Per questo viene chiamata anche ‘acne inversa’: condivide con l’acne il meccanismo di base dell’occlusione del follicolo, ma si manifesta nelle pieghe del corpo. Capire che è cronica, e non un episodio isolato, è il primo passo per gestirla bene.
Perché non conviene aspettare
Se non viene riconosciuta in tempo, l’idrosadenite ha un decorso progressivo. I dermatologi usano la stadiazione di Hurley: si va dallo Stadio I, con ascessi isolati, fino allo Stadio III, con canali sotto la pelle e cicatrici che coinvolgono un’intera zona. Ai miei pazienti dico sempre che l’attesa, il ‘tanto poi passa’, è la strategia peggiore: prima si interviene, più semplice è tenere sotto controllo la malattia.
La buona notizia: si gestisce, se presa in tempo
L’idrosadenite è una malattia con cui si convive, non una battaglia da vincere una volta e dimenticare. Con una diagnosi precoce e un percorso costruito insieme al dermatologo si tiene sotto controllo. Ci sono anche abitudini che incidono davvero: smettere di fumare è il fattore modificabile con il maggior impatto sulla gravità, e nei pazienti in sovrappeso la riduzione del peso è tra le misure più documentate. Nelle forme moderate o severe la gestione coinvolge più specialisti in un percorso strutturato.
Approfondisci tutto (sintomi, cause, cure e domande frequenti) nella mia pagina dedicata: Idrosadenite suppurativa.
Se ti riconosci in questi segnali, non aspettare che ‘passi da solo’: una visita dermatologica toglie il dubbio e imposta il percorso giusto.
Domande frequenti
L’idrosadenite suppurativa è contagiosa?
No, in nessun modo. È una malattia infiammatoria cronica del follicolo, non un’infezione trasmissibile. Il pus che drena non è veicolo di contagio per familiari o partner.
È colpa dello stress o della scarsa igiene?
No, né l’uno né l’altro. Lo stress può influire su come si vivono i sintomi, ma non causa la malattia. E non c’è alcun nesso con l’igiene: anzi, i saponi troppo aggressivi possono peggiorare le cose.
Si trasmette ai figli?
Esiste una predisposizione familiare documentata, ma non si trasmette come una malattia genetica classica. In famiglia è utile conoscere i segnali precoci e parlarne col dermatologo se compaiono ascessi ricorrenti nelle sedi tipiche, soprattutto in adolescenza.
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