La domanda arriva in ambulatorio più di qualsiasi altra: «Prof., questo neo mi sembra cambiato, devo preoccuparmi?». È la domanda giusta, anzi, è esattamente la domanda per cui vale la pena di venire a visita. Ma per non trasformare ogni granello pigmentato in un allarme, c’è uno strumento di autovalutazione semplice che tutti dovrebbero conoscere. Si chiama regola ABCDE, e non è una diagnosi: è un filtro per decidere quando andare dal dermatologo.
Cinque lettere, cinque criteri
La regola ABCDE è il sistema di autovalutazione più diffuso al mondo per riconoscere un neo sospetto. È stata codificata negli anni Ottanta dall’American Academy of Dermatology e ha attraversato decenni di dermatologia oncologica senza perdere di efficacia, segno che funziona.
Ecco i cinque criteri, uno per uno.
A: Asimmetria. Se traccio una linea immaginaria al centro del neo, le due metà dovrebbero essere speculari. Se sono evidentemente diverse, una metà più scura, più grande, di forma diversa, c’è asimmetria, e l’asimmetria è sospetta. Un neo benigno è di solito un piccolo “timbro” regolare; un melanoma è, già nell’aspetto, un qualcosa che non ha una sua forma definita.
B: Bordi. I bordi di un neo benigno sono regolari, netti, continui. Quando i bordi diventano frastagliati, sfumati, “come se il pigmento colasse” sulla pelle intorno, è un segnale. Un bordo sfumato da solo non fa diagnosi, ma messo insieme agli altri criteri, conta.
C: Colore. Un neo sano ha un colore uniforme, solitamente marrone chiaro o scuro, omogeneo. Più colori nello stesso neo, marrone chiaro + marrone scuro + nero, oppure sfumature di rosso, bianco o blu, sono un altro segnale da valutare. Il bianco in particolare (un’area piccola di pelle senza pigmento all’interno di un neo) indica una regressione locale ed è sempre degno di attenzione dermatologica.
D: Dimensioni. La soglia classica è 6 millimetri di diametro: più grande di una gomma da matita. Ma questo criterio va preso con un grano di sale. Un melanoma può essere molto più piccolo di 6 mm (anzi, idealmente la diagnosi precoce avviene sotto questa soglia). Un neo benigno congenito può essere molto più grande. Il dato statico è meno utile del dato dinamico, che porta all’ultima lettera.
E: Evoluzione. È il criterio più importante di tutti. Un neo che cambia, di dimensioni, di forma, di colore, che inizia a prudere, a sanguinare, a formare croste, è un neo che va mostrato. Un melanoma, per definizione, è una lesione che evolve. I nei stabili da anni, senza modifiche, sono quasi sempre benigni.
Se dovessi tenere una sola lettera dell’ABCDE, terrei la E. L’evoluzione è il segnale che più affidabilmente distingue un melanoma da un neo comune.
Due avvertenze pratiche
La regola ABCDE è utile, ma ha due limiti che vale la pena conoscere.
Un neo che soddisfa solo un criterio non è automaticamente un melanoma. Molti nei hanno bordi leggermente irregolari o colore sfumato, e sono perfettamente benigni. Non serve allarmarsi per ogni piccola imperfezione, serve portarla allo sguardo di chi sa leggerla nel contesto di tutta la pelle di una persona.
Un neo che non soddisfa nessun criterio può comunque essere sospetto. Esiste un concetto clinico che si chiama segno del brutto anatroccolo: in una mappa di nei, quello che si comporta in modo diverso da tutti gli altri, anche se isolatamente non ha segnali d’allarme evidenti, merita una valutazione. La vera chiave di lettura non è “ABCDE sì/no”, ma: è questo neo coerente con gli altri miei nei, o è diverso?
Callout, Quando andare subito
Un neo che sanguina, che si ulcera, che forma una crosta che non guarisce dopo 2-3 settimane, che prude in modo persistente e inspiegabile, non è un caso da “aspetto un po’ e vedo”: è un caso da visita a breve termine. Non sempre è un melanoma, ma è il tipo di lesione che va valutata da un dermatologo.
Cosa succede dopo
Se un neo ti preoccupa, la strada è semplice: una visita dermatologica con dermatoscopia. Lo strumento che usiamo (il dermatoscopio, o meglio il videodermatoscopio) permette di vedere la struttura interna del neo, reticolo pigmentario, globuli, strie, aree di regressione, che a occhio nudo sono invisibili e che danno l’informazione chiave per distinguere un neo benigno da uno sospetto.
Nella maggioranza dei casi, la visita finisce con un sospiro di sollievo: il neo è benigno, si osserva, si rivede ai tempi codificati. In una minoranza, si procede all’asportazione chirurgica con esame istologico, piccolo intervento ambulatoriale che mette la parola fine al dubbio, perché l’istologia è l’unica diagnosi definitiva possibile.
Il punto importante: l’asportazione di un neo non “peggiora” nulla. È un altro mito che gira spesso sui social. Un neo che all’analisi clinica risulta sospetto va asportato, non “lasciato lì per vedere”. La tempestività è il principale determinante di esito nel melanoma.
In sintesi
- L’ABCDE è un filtro di autovalutazione, non una diagnosi.
- L’E di Evoluzione è il criterio più importante.
- Un neo che sanguina, si ulcera o prude persistentemente va visto a breve termine.
- Il confronto fotografico nel tempo (videodermatoscopio) è lo strumento che oggi fa la differenza nella diagnosi precoce.
- Prevenire significa farsi vedere da un dermatologo con regolarità, non controllare ansiosamente ogni neo davanti allo specchio.
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