Sono nata alla medicina per vocazione, e alla dermatologia per una specie di scelta ostinata: volevo una disciplina che unisse l'occhio clinico all'immagine, il ragionamento al pattern visivo, l'osservazione al gesto.
Ho studiato a Messina, mi sono laureata in Medicina e Chirurgia, ho fatto la specializzazione in Dermatologia e Venereologia nella stessa università. Poi due diplomi ulteriori, dermatologia tropicale, dermatologia cosmetologica, che mi hanno portato a cercare le sfumature, non solo i grandi temi.
I primi anni ospedalieri sono stati alla Azienda Ospedaliera Papardo di Messina come Dirigente medico. Poi il passaggio al Grande Ospedale Metropolitano "Bianchi-Melacrino-Morelli" di Reggio Calabria, come Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Dermatologia, un ruolo che ho sempre inteso come più di un titolo: significa costruire un reparto, tenere un livello di cura nel tempo.
Nel 2023 è arrivata l'Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) e nel 2024 la nomina a Professore Associato alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Kore di Enna. L'accademia è arrivata tardi rispetto alla clinica, ma dedicarsi alla ricerca e alla formazione dei futuri medici è una cosa molto stimolante. Trasmettere ai giovani professionisti il valore di una dermatologia moderna, multidisciplinare e attenta ai pazienti è molto gratificante.
In questi anni la dermatologia è cambiata più di quanto sarebbe cambiata in un secolo. I biologici per la psoriasi, dupilumab per la dermatite atopica, gli inibitori JAK per la vitiligine, l'immunoterapia per il melanoma. Per chi ha iniziato questa disciplina quando le opzioni erano fototerapia e cortisone, vedere oggi pazienti in remissione completa di malattie che prima erano "croniche per la vita", è un privilegio da cui non ci si stanca.
Quello che ancora mi appassiona, dopo tutto, è il momento della visita. Vedere un neo al videodermatoscopio e capire che quello è un melanoma di 0,3 mm e salvare una vita. Dire a una persona con idrosadenite che dopo sette anni di diagnosi sbagliate oggi c'è una terapia. Spiegare a una madre che la dermatite atopica del bambino non è una punizione per qualcosa che non ha fatto. È per questo che continuo a farlo.
